L’ambiente cucina: breve cronistoria di un luogo d’incontro

L’ambiente cucina costituisce sicuramente ancora oggi lo spazio più complesso dell’abitazione, poiché riassume la maggiore concentrazione delle funzioni connesse alla sussistenza dell’uomo. Familiare ma sofisticatissimo laboratorio alchemico – officina casalinga ma non solo, dove intensamente si vive la quotidianità dei nostri gesti – vi convivono acqua e fuoco, strumento quest’ultimo di civilizzazione, audacemente utilizzato dall’homo sapiens, che lo ha addomesticato, segnando così anche l’inizio della nostra economia, non solo domestica. Perché si è sempre parlato poco di questo ambiente della casa? Luogo carico di odori e di miasmi, poco raccomandabile per la stessa padrona di casa che vi relegava il “personale domestico”, da dove erano poi prelevate, senza che si tenesse molto conto del dove e come erano preparate, quelle pietanze sulle quali si spreca invece la letteratura: dai tempi dell’alessandrino Ateneo, autore del Banchetto dei sofisti, opera in quindici libri, al De Re Coquaria di Apicio, dal trecentesco Le Viandier redatto in forma poetica dal primo cuoco francese di professione di cui si conservi memoria, Guillaume Tirel (soprannominato Taillevent per il gran naso con cui sembrava fendere il vento), all’Opera cinquecentesca di Bartolomeo Scappi fino ai testi ottocenteschi di Brillat Savarin e di Pellegrino Artusi. Agli inizi del secondo decennio del XXI secolo, cucina e bagno sono ormai stati sdoganati e testimoniano interesse dei progettisti e dei produttori, rispondendo a esigenze consolidate che fanno di questo luogo, pur declinato in diversi modi, la “base” di ogni vita familiare e di ogni attività domestica. Superata e archiviata (ci si augura) quella fase di società opulenta che fa mostra di sé, a prevalere, si spera, è un edonismo raffinato all’insegna delle semplificazioni, che porta a far convivere in questo ambiente sia i gesti frettolosi del preparare/mangiare qualcosa di semplice, che quelli “lenti”, per preparare/imbandire cibi “sofisticati”, serviti da una ricchissima dispensa e da mille attrezzi “specializzati”. Nella cucina, dunque, si affiancano elementarietà di sopravvivenza e complessità di convivialità.